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ARCHIVIO NEWS

NUMERI DI EMERGENZA:

Carabinieri                   112               Numeri di pubblica utilità:

Polizia                           113              Forestale                         1515     

Pompieri                        115             Viaggiare informati         1518

Finanza                           117            Soccorso marino            1530

Soccorso sanitario         118           Telegrammi                       186  

                                                                            

il salone del Consiglio Comunale di Capua

da sinistra: il Sindaco Dr. Antropoli, il Dr. Costagliola, la Dr.De Rosa e Mons.Centore

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Circolo Nazionale Caserta

 

Un momento della conferenza stampa

 

Caserta,14 gennaio 2011

 

Si è svolta presso il Circolo Nazionale di Caserta la conferenza stampa indetta dai comitati e dalle associazioni che si battono per la tutela del territorio contro lo sventramento delle nostre montagne causato dalle cave che insistono nella provincia.

La proposta di legge presentata è stata scritta dall’avvocato Luigi Adinolfi e Giovanna Maietta. Dopo che la regione Campania ha espresso parere favorevole per l’ampliamento delle cave e quindi continuare per la bellezza di otto anni ancora a cavare, le associazioni e i comitati hanno deciso di presentare ricorso al Tar del Lazio per impugnare tale decisione.

 

 

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 GRAN Caffè MARGHERITA - CASERTA

Conferenza stampa del Sindaco di Tora e Piccilli, Ing. Angelo DE SIMONE e della Dr/ssa Simona FRACASSO Presidente dell’Associazione “Orme”per la presentazione del programma “Assedio alla Torre”, manifestazione che si terrà nel borgo medievale di Tora sabato 31 luglio a partire dalle ore 18,00.

 

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L’ associazione “Terra Nostra” il giorno 12 giugno 2010 dalle ore 17,00 organizza un incontro  nella sala del centro culturale Chiostro di Sant’Agostino, adiacente la Chiesa di San Sebastiano in Caserta, sul significato sociale e giuridico della cittadinanza. L’argomento è riferito al valore  giuridico costituzionale dei rapporti di cittadinanza quale nucleo essenziale della partecipazione politica e sulle implicazioni sociali e psicologiche di tali diritti in relazione al fenomeno dell’immigrazione. La questione sarà trattata:  dal Dr. Pasquale Costagliola che introdurrà il profilo della norma che regola attualmente il sistema della cittadinanza alla luce del principio preminente dello jus sanguinis; dal Dr. Carmine Buffolino, neuro psichiatra che parlerà del valore socio psicologico  del concetto di comunità alla luce delle teorie di Tonnies; dalla Dr. Silvana Giusti, vicequestore della DIA che riferirà dei flussi migratori e rapporti di devianza sociale, dal giornalista Ernesto Rossi  che tratterà delle quote di immigrazione.

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focus etnografico di Pasquale Costagliola

“Il culto Odinico nella Campania Longobarda”, questo il titolo del libro del dott. Pasquale Costagliola, storico per passione, presentato ieri in tardo pomeriggio, presso il Centro di cultura “Raffaele Calabria” di piazza Orsini. Un saggio sulla presenza longobarda nell’Italia meridionale che mette insieme storia, religione e leggenda. L’autore, da sempre in prima fila nell’impegno ambientale che si ricollega alla storia patria, ha dato luce ad un periodo storico, forse ai più oscuro, che ha segnato e visto protagonista la nostra provincia e la nostra regione. Una ricerca di natura etno-antropologica che percorre i circa 500 anni di Longobardia Minor. Nelle sue pagine Costagliola, attento e minuzioso nell’utilizzo delle sue fonti, narra la grandezza di quel popolo, i Winnili (cosi chiamati da Diacono nell’Historia Longobardorum) discesi dalla Scandinavia e giunti fino e oltre i nostri territori. La città di Benevento con il suo ducato costituì l’estrema propaggine meridionale del dominio, diventando un centro di estrema importanza culturale. E’ doveroso infatti ricordare, oltre ai monumenti a vista che il nostro centro cittadino possiede, la scrittura beneventana alla pari della più nota minuta carolina, il canto beneventano che resistette alla diffusione dei canti gregoriani fino all’XI sec e la presenza sul territorio sannita di una delle poche scuole di pittura e miniatura longobarda.“Il saggio – ha affermato Nuzzolillo moderatore della presentazione - dà un idea complessiva delle diverse sfaccettature della civiltà dell’epoca, fondamentali per il puzzle della nostra identità”. “Non è casuale inoltre l’uscita del testo di Costagliola, testo che vede la luce – ha aggiunto- in un momento di riscoperta e rivalorizzazione del passato longobardo, scia in cui si è mossa la stessa città in lizza con la chiesa di S. Sofia per l’Unesco”. L’argomento che ha ispirato il libro ha a che fare con un fenomeno “più che storico, sciamanico”, l’autore infatti, un curioso estimatore della cultura celtica, ha centrato la sua ricerca sul fenomeno della “caccia selvaggia”, un rituale che inneggiava al passar della vita, delle stagioni e al ciclo della natura ma che nelle leggende popolari acquistava un quid di ancestrale misticismo.
“Nella mia ricerca mi sono imbattuto – ha affermato Costagliola – nella Cronaca di S. Barbato, vescovo beneventano, famoso per l’abbattimento del noce stregato. Nella Cronaca si parlava di questi rituali odinici, cortei di dannati che, in questa cittadina della Longobardia minor, terminavano all’ombra del noce sulle sponde del fiume Sabato”. Ed ecco allora che la narrazione storica si intreccia alla magia, alla leggenda delle janare, alla religione e perfino al gossip di corte, con “l’inciucio” della concubina Rosmunda, per irretire il lettore nelle pagine strabilianti, fresche e scorrevoli del saggio. Ad animare la presentazione, dove erano presenti oltre all’autore e a Billy Nuzzolillo, Aristide Verrusio, presidente dell’Associazione ex alunni de La Salle, e il colonnello Nicola Corbo presidente della sezione di Benevento dell’Unuci, un dibattito tra storici sull’aggettivo “minor” attribuito alla nostra Longobardia rispetto al regno settentrionale. Il prof. Pareo, intervenuto con precisione zelante sull’argomento, sosteneva infatti che tale aggettivo fosse offensivo nonché impreciso in quanto, se si guarda ai sec in cui il regno è stato in piedi, quello di Benevento ha resistito almeno 400 anni in più rispetto a quello di Pavia, prima capitale dello stato barbarico settentrionale, detto “maior”. Per tanto bisognerebbe adottare l’aggettivo “meridionale”, il quale non implica rapporti di gerarchia ma guarda solo ai confini geografici.
Grazie al suo intervento, enunciato con passione di studioso ma anche di chi è attaccato alle proprie radici, il professore ha convinto la platea presente, che si è sentita coinvolta in un orgoglio longobardo, forse mai esistito o forse solo assopito. Il libro, diciamolo, non solo è un occasione di conoscenza storica ma è anche momento di ricostruzione della nostra identità, composta si da geni sanniti ma anche da quelli longobardi. Capire da dove veniamo e chi siamo diventa fondamentale in questo mondo di globalizzazione, in cui è vitale non perdere l’identità storica di ciascun popolo.
Sara Capitanio

dal quotidiano on line: corriere del sannio .it

 

 

Sala “Giuseppe Lazzati” del centro di cultura dell’ Università Cattolica di Benevento, presentazione del libro del

Dr. Pasquale Costagliola: Il Culto Odinico nella Campania Longobarda.

La Cattedrale di Benevento

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Circolo Nazionale Caserta: Presentazione del libro del Dr. Pasquale COSTAGLIOLA

“IL CULTO ODINICO NELLA CAMPANIA LONGOBARDA

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Caserta: Circolo Nazionale, piazza Dante

venerdì 16 aprile 2010 ore 18,00

 Edizioni ENSI Roma ha il piacere di invitarVi alla

presentazione del libro di

 PASQUALE COSTAGLIOLA

 IL CULTO ODINICO NELLA CAMPANIA LONGOBARDA

 

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 MOMENTI DELLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO

 

 

 

 

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EMERGENZA AMBIENTALE

A pochi passi dalla Reggia Vanvitelliana di Caserta lo scempio continua. Rifiuti di ogni genere ed aree verdi abbandonate nelle macroaree integrate a Palazzo Reale. Il presidente di Terra Nostra Dr. Pasquale Costagliola ribadisce che è finito il tempo delle chiacchiere, bisogna agire con urgenza. Caserta ha bisogno di un intervento di bonifica massiccio per sanare le zone più degradate.

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ULTIMO SALUTO A CARLO

Il 10 ottobre 2009 si è spento Carlo Corbo, presidente e fondatore del Comitato civico di San Clemente. Carlo si è addormentato dopo tre anni di sofferenza, prolungatasi per la sua grande forza d’animo e la sua voglia di vivere. Un uomo di invidiabile coraggio e di alto valore morale  era questo il Carlo che abbiamo conosciuto e che ricorderemo sempre. Uno spiccato senso civico degno del rispetto di tutti. Carlo Corbo con la sua caparbietà ha saputo tenere testa a tutti. Ha difeso la sua terra in un contesto paesano per certi versi ottuso, sapendosi districare in una realtà in cui all’essere cittadino si contrapponeva il lavoratore. Una contrapposizione emblema del ricatto dell’imprenditore. Carlo ha difeso la sua frazione e la sua città dalla deturpazione opponendosi incisivamente ed attivamente alle attività di cava e cementificio svolte nel completo dispregio delle leggi e a sfregio della popolazione. Le sue battaglie iniziano negli anni floridi per i cavaioli, quando in San Clemente e Centurano brillavano le mine e i cavaioli spadroneggiavano con fare minaccioso.  Per Carlo non esistevano barriere politiche o altri ostacoli quando c’era un problema da risolvere. Era una persona di innata intelligenza che sapeva imporsi e farsi ascoltare anche attraverso il dialogo tanto da fargli aver il rispetto dell’ex sindaco Luigi Falco con cui più volte si era scontrato e con  il quale pur con diverso modo di pensare si era instaurato un rapporto di reciproca stima. La sua obiettività, la sua imparzialità, il suo pragmatismo, la sua moralità hanno fatto di Carlo un uomo degno di essere apprezzato da ognuno, persino da coloro che ha avversato per il bene comune.  La sua vita si è conclusa nella serenità del sonno divenuto infinito circondato dall’immenso amore della sua famiglia e dei suoi tanti amici.

Comitato Parco Cerasola e Centurano

Comitato civico di San Clemente

Associazione “Terra Nostra”

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Nell’incontro tenutosi al Circolo Nazionale di Caserta in piazza Dante dalle associazioni Casertane è scaturita una richiesta da portare all’attenzione del Prefetto, il documento recita: le sottoscritte associazioni chiedono alla SV di considerare le voci di dissenso dei sodalizi annoverati in calce alla presente istanza che si oppongono all’utilizzazione impropria di un area pertinente e prossima alla piazza Carlo III. La possibilità che possa edificarsi un centro di accoglienza per immigrati a pochi metri di distanza del parco e del palazzo reale rappresenta un potenziale danno oggettivo al paesaggio ed alla cultura del nostro territorio. Per scongiurare questa ennesima infrazione al patrimonio storico casertano i sottoscritti rivolgono istanza alla sua funzione di raccordo istituzionale affinché si cancelli questo progetto improprio alla tradizione cittadina ed avverso alle aspettative della cittadinanza.

 

                                                                                                                     Distinti Saluti

 

ASCOM Caserta

Pres. Mario D’Anna

 

ASSPI Caserta

Pres. Gianfranco Tedesco

 

ENSI

Vic. Pres. Massimo Di Mauro

 

COASCA

(coordinamento associazioni casertane)

Pres. Anna Giordano

 

COMITATO CITTADINO PARCO CERASOLE

Pres. Giovanna Maietta

 

COMITATO CITTADINO SAN CLEMENTE

Pres. Giovanni Murgia

 

ASSOCIAZIONE TERRA NOSTRA

Pres. Pasquale Costagliela

 

COMITATO DUE SICILIE

Pres. Fiore Marro

 

ALLEANZA PER IL SUD

Pres. Francesco Marocco

 

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A V V I S O

INVITO PER TUTTI IL GIORNO 12 SETTEMBRE 2009 ALLE ORE 12,00 ALLA CONFERENZA STAMPA  PRESSO IL CIRCOLO NAZIONALE DI CASERTA PER LA PRESENTAZIONE DEL COMITATO PRO REGGIA DI CASERTA

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Chiare e precise le richieste del Comitato Emergenza Rifiuti di fronte alla commissione parlamentare che indaga sul "fenomeno" rifiuti. Messina e Maietta ammessi all'audizione in prefettura. Per Roano il "nodo" è la ancora bassa percentuale di raccolta differenziata.

Sono note a tutti le “arringhe” che hanno visti protagonisti in questi ultimi anni gli esponenti del Comitato Emergenza Rifiuti al cospetto degli organi istituzionali per condannare gli scempi perpetrati all’ambiente e difendere il diritto alla salute di duecentomila cittadini del comprensorio San Nicola la Strada-Caserta-Maddaloni-San Marco Evangelista.
L’ultima è datata mercoledì 15 luglio e si è tenuta davanti alla Commissione parlamentare sui rifiuti, dove il ComER è stato ammesso ad una importante audizione che la dice tutta su quanto siano riconosciute, e pesino, le sue competenze in materia.
Ecco, in tutta la sua intierezza, il comunicato stampa che Antonio Roano, il recente nuovo presidente della storica associazione ambientalista, ha diramato per sancire un’altra fondamentale tappa per la definitiva “conquista”, da parte dei residenti che ne respirano l’aria, di un territorio che sembra ancora appartenere al diavolo.

«Tra le associazioni ambientaliste del territorio casertano, anche il Comitato emergenza rifiuti è stato ammesso all’audizione davanti la Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti, che si è tenuta il 15 luglio presso la prefettura di Caserta. Quali rappresentanti accreditati sono  intervenuti  l’agronomo dott. Giuseppe Messina, e la sig.ra Giovanna Maietta. Nel presentare alcuni documenti concernenti la situazione delle discariche casertane, ed in particolare quella già sequestrata de Lo Uttaro, e quella della Cava Mastroianni, prevista nel decreto 90/08, i rappresentanti delle associazioni hanno fatto presente che ogni soluzione del problema ambiente non può che passare attraverso il coinvolgimento delle popolazioni interessate, sia nella fase di progettazione sia nella fase di attuazione delle linee programmatiche decise dagli organi istituzionali, quali la regione, la provincia e i comuni. La scelta dei siti da destinare a discarica o ad altri impianti collegati al ciclo dei rifiuti non deve essere più frutto di un imposizione “legislativa” calata dall’alto e priva di concreti elementi di verifica sulla idoneità tecnica dei siti destinati ad ospitare un impianto di rilevante impatto sulle popolazioni interessate, anche perché se organi dello Stato accertano la inidoneità di una zona, fino a inserirla tra i “siti di interesse nazionale” da bonificare, non è possibile che altri organi (o addirittura in alcuni casi gli stessi in tempi diversi) continuino a prevedere in quelle stesse zone altri e nuovi siti di raccolta e deposito rifiuti, come è successo per Lo Uttaro e per la Cava Mastroianni.  Le associazioni ambientaliste non intendono perpetuare la logica del “NIMBY” (non nel mio giardino), ma  farsi promotore di una corretta logica ambientale, che va dalla diminuzione della produzione e del consumo del materiale non riciclabile, all’accelerazione di una spinta raccolta differenziata, per evitare i possibili rischi alla salute derivanti dall’utilizzo di discariche non controllate ed abusive, come ne esistono a migliaia in questa regione,  e dall’incenerimento come unica conclusione del ciclo dei rifiuti. E’ stata quindi sollecitata la Commissione parlamentare non solo a verificare l'attuazione delle normative vigenti in materia di rifiuti, ma anche ad analizzare i comportamenti della pubblica amministrazione e le modalità di gestione dei servizi di smaltimento dei rifiuti da parte degli enti locali, nonché ad indagare sul rapporto tra il ciclo dei rifiuti e le organizzazioni criminali, che come è stato evidenziato dalle ultime indagini della magistratura campana, spesso è intervenuta non solo nella gestione degli impianti, ma anche ed addirittura nell’individuazione dei siti in cui impiantare i siti di stoccaggio, le discariche o gli stessi inceneritori, e tutto ciò ovviamente contribuisce a minare la credibilità delle istituzioni da parte della collettività. E’ stato poi chiesto una modifica della legislazione sia in termini di ripristino di una normale logica partecipativa, come richiesto dalle normative comunitarie, sia in termini di cancellazione della Cava Mastroianni dall’elenco delle discariche da aprirsi, e ciò a seguito di un accurato esame, pure consegnato alla Commissione, da cui si deduce che l’impiantistica già in essere in Campania, ed in particolare nella Provincia di Caserta, è ampiamente sufficiente per contenere rifiuti indifferenziati, e rifiuti di altro genere, nonostante la limitata percentuale di raccolta differenziata ancora  raggiunta in Campania. E’ questo comunque ancora lo snodo fondamentale da cui partire per evitare ulteriori crisi emergenziali: far rispettare le leggi non solo, per la costruzione di discariche e bruciatori, ma anche e soprattutto per imporre più alte percentuali di raccolta differenziata.
Nella relazione si è infine accennato al problema delle cave e dei cementifici che circondano in  particolare la città di Caserta, che, seppure sottoposte a vincoli legislativi ambientali e paesaggistici, continuano ad essere interessate ad attività estrattive incontrollate ed addirittura di incenerimento, e rischiano così di produrre ulteriori elementi di inquinamento del territorio, che interessano gran parte della popolazione di Caserta e delle zone limitrofe
».

L’agronomo Giuseppe Messina, il pluriacclamato cofondatore del ComER nonché responsabile di Legambiente Caserta, noto anche per diverse pubblicazioni sul “fenomeno” rifiuti in Campania, ha, ovviamente, portato a corredo del suo intervento una serie di documenti che, spiegando dettagliatamente, come suo solito, tutti gli aspetti della vicenda rifiuti nella nostra regione, specialmente in Terra di Lavoro, sfociano in proposte concrete che sarebbe un delitto trascurare.
«Sento la necessità di considerare che ci troviamo di fronte a due Italie che non si conoscono e non si capiscono», dice Messina rivolgendosi ai membri della commissione bicamerale di inchiesta in una mail, successiva all’incontro, in cui annuncia l’invio degli atti completi dell'audizione e delle proposte del Comitato. «La questione principale da noi è la malavita organizzata (abbiamo un unico datore di lavoro che è la camorra) che abita con noi e non risparmia con la sua presenza nessun Palazzo, così come l'informazione. Se volete fare subito qualcosa, proponete al parlamento di approvare una legge nella quale si stabilisca che se una persona è riconosciuta come mafiosa, bisogna togliergli automaticamente la patria potestà (la famiglia è la loro forza) e allontanare i figli e affidarli a famiglie sconosciute e lontane. Nel Gattopardo, ad un certo punto il Principe Salina disse a proposito del cambiamento dei siciliani che già ad undici anni era troppo tardi. Togliere la patria potestà ha la stessa valenza che togliergli i soldi. Sulla scia dell'operato di Falcone e Borsellino ritengo questa legge essenziale. Sono convinto, tuttavia, che per la così grande e articolata partecipazione e consenso sociale che viene attribuito alle mafie, non si potrà sconfiggerla con i soli sistemi che il metodo democratico ci impone. Dovete capire che qui siamo in guerra. Una vera guerra e chi è sconfitto paga con la vita».

L’agronomo Giuseppe Messina, il pluriacclamato cofondatore del ComER nonché responsabile di Legambiente Caserta, noto anche per diverse pubblicazioni sul “fenomeno” rifiuti in Campania, ha, ovviamente, portato a corredo del suo intervento una serie di documenti che, spiegando dettagliatamente, come suo solito, tutti gli aspetti della vicenda rifiuti nella nostra regione, specialmente in Terra di Lavoro, sfociano in proposte concrete che sarebbe un delitto trascurare.
«Sento la necessità di considerare che ci troviamo di fronte a due Italie che non si conoscono e non si capiscono», dice Messina rivolgendosi ai membri della commissione bicamerale di inchiesta in una mail, successiva all’incontro, in cui annuncia l’invio degli atti completi dell'audizione e delle proposte del Comitato. «La questione principale da noi è la malavita organizzata (abbiamo un unico datore di lavoro che è la camorra) che abita con noi e non risparmia con la sua presenza nessun Palazzo, così come l'informazione. Se volete fare subito qualcosa, proponete al parlamento di approvare una legge nella quale si stabilisca che se una persona è riconosciuta come mafiosa, bisogna togliergli automaticamente la patria potestà (la famiglia è la loro forza) e allontanare i figli e affidarli a famiglie sconosciute e lontane. Nel Gattopardo, ad un certo punto il Principe Salina disse a proposito del cambiamento dei siciliani che già ad undici anni era troppo tardi. Togliere la patria potestà ha la stessa valenza che togliergli i soldi. Sulla scia dell'operato di Falcone e Borsellino ritengo questa legge essenziale. Sono convinto, tuttavia, che per la così grande e articolata partecipazione e consenso sociale che viene attribuito alle mafie, non si potrà sconfiggerla con i soli sistemi che il metodo democratico ci impone. Dovete capire che qui siamo in guerra. Una vera guerra e chi è sconfitto paga con la vita».

LA CAVA MASTROIANNI

La Cava Mastroianni, nel Comune di Caserta, è uno degli 11 siti di discarica individuati “legislativamente” (e quindi senza nessun accertamento tecnico preventivo formalizzato attraverso idonei provvedimenti amministrativi dagli organi a ciò deputati) dal governo italiano con il decreto legge n. 90 del 23 maggio 2008 (poi convertito nella legge n. 123 del 14 luglio 2008) con la finalità, dichiarata dallo stesso decreto, di evitare possibili “riflessi dannosi di portata imprevedibile per la salute delle popolazioni della regione” collegati alla presenza di “rifiuti giacenti o comunque sversati sulle strade e nei territori urbani ed extraurbani”. Costituisce cioè, ancora una volta negli ultimi 15 anni, il tentativo, sempre fallito, di “risolvere” l’emergenza rifiuti attraverso la realizzazione di siti di discarica individuati con scelte calate dall’alto. Scelte che sono poi risultate estremamente penalizzanti per la popolazione interessata, nella misura in cui andavano ad insistere su territori già drammaticamente compromessi dalla presenza di enormi quantità di rifiuti sversati in maniera più o meno lecita. A questo danno poi si è aggiunto quello ambientale per le modalità di costruzione dell’impianto e per la sua gestione, come è stato ampiamente dimostrato per la vicenda di Lo Uttaro.
La Cava Mastroianni rappresenta, infatti, null’altro che l’ampliamento della ben nota discarica Lo Uttaro, (dalla quale la separa solo una parete di tufo di poco meno di un metro di spessore), messa sotto sequestro dalla magistratura con decreto penale del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere in data 19 novembre 2007 per disastro ambientale (dovuto sia alla inadeguata localizzazione che alla cattiva gestione) e chiusa, contestualmente, dal Tribunale civile di Napoli perché estremamente pericolosa per la salute pubblica. Con la differenza che rispetto alla Lo Uttaro la cava in questione ha una volumetria (1.500.000 mc) di circa 5 volte superiore, con tutto ciò che significa in termini di impatto sulle matrici ambientali.
E, d’altro canto, dalla relazione che il Comune di San Nicola la Strada, confinante con l’area di discarica, ha commissionato nel giugno del 2008 al Prof. Franco Ortolani, Ordinario di Geologia presso l’Università Federico II di Napoli, emerge come in questa cava di tufo a fossa con pareti verticali, la cui profondità rispetto al piano di campagna è mediamente di circa 10-15 metri, il tufo si presenti fratturato in più punti “con varie fasce subverticali di alterazione molto friabili”, e con “l’ammasso tufaceo caratterizzato da un’elevata permeabilità dovuta alla porosità” e alle dette “fasce subverticali caratterizzate da fratture beanti”. Cosicché “anche in seguito ad eventi piovosi di durata superiore alle 24 ore il fondo a conca della cava non si allaga grazie alla rapida filtrazione dell’acqua verso la sottostante falda”.
Basterebbero anche solo questi elementi per escludere dai siti tecnicamente possibili la Cava Mastroianni.
Ma vi è molto di più:

-     la detta cava è al centro di una conurbazione di oltre 200.000 abitanti. Tale area, com’è noto, pur ricadente nel comune della città di Caserta è limitrofa ai comuni di San Nicola La Strada, Maddaloni e San Marco Evangelista;

-         la confinante (è attaccata) discarica Lo Uttaro continua ad inquinare le matrici ambientali di tutta l’area circostante. Il percolato presente nell’invaso, non adeguatamente aspirato, ha realizzato un autentico lago in ebollizione, e costituisce un autentico pericolo per la salute pubblica e l’ambiente;

-         la Mastroianni è confinante, oltre che con la discarica Lo Uttaro, anche con la discarica del Commissario di Governo del 1995 (800.000 mc circa la prima dell’emergenza rifiuti!), con la discarica Ecologica Meridionale (oltre 1.500.000 mc) con il sito di trasferenza della città di Caserta (sotto sequestro giudiziario) e con il sito di stoccaggio (cosiddetto Panettone) realizzato nel 2002, nonché è vicina alla discarica Migliore Carolina (oltre 2.000.000 mc);

-         a meno di cinque metri dal confine occidentale della cava passano due condotte dell’acquedotto della Campania Occidentale (con una portata d’acqua di circa 700 litri al secondo) che rifornisce una buona parte dei comuni a sud del capoluogo casertano e di quelli della zona orientale della provincia di Napoli fino alla stessa città di Napoli, alimentata attraverso il serbatoio posto sotto la collina di Capodimonte cui le condotte confluiscono. La realizzazione della discarica rappresenterebbe in tal senso un pericolo concreto di inquinamento anche dell’acqua potabile;

-         nelle immediata vicinanze della cava sorgono i resti archeologici dell’antica città osca, poi romana, di Calatia, rispetto ai quali la Sopraintendenza ai beni Archeologici di Caserta si è già espressa con parere negativo alla realizzazione dell’invaso nella misura in cui pregiudicherebbe la tutela dei reperti ivi presenti.

D’altro canto, lo stesso Sottosegretario Bertolaso ha riconosciuto nella sua relazione al Parlamento del marzo 2009 la necessità che l’area in cui è situata la Cava Mastroianni (comprensiva di ben 4 discariche, per oltre 6.000.000 di mc di rifiuti, un sito di trasferenza e un sito di stoccaggio) sia oggetto di un radicale intervento di bonifica prima che possa essere utilizzata a qualsiasi scopo. Risulta, pertanto, del tutto anomalo, frutto probabilmente di scelte che ancora una volta sfuggono alle logiche risolutive del problema, il continuare a mantenere tale cava tra i siti indicati dal decreto 90 come quelli che il governo intende utilizzare.
Tanto più che l’evenienza di una bonifica dell’area appare ipotesi estremamente remota se è vero che a distanza di ben 20 mesi dalla chiusura della confinante discarica Lo Uttaro ad opera della magistratura (che contestava, tra le altre cose e a seguito di ns denuncia, ai dodici indagati, il reato di disastro ambientale) e nonostante gli impegni assunti in tal senso dal Commissariato nel Protocollo d’intesa dell’11 novembre 2006 che individuava il sito, nonostante la ripetute richieste da parte di questo Comitato, e nonostante gli incontri istituzionali tra le parti interessate (Provincia, Sottosegretariato, Consorzio di Bacino, Commissariato alle bonifiche) avvenuti su iniziativa dell’Assessore all’ambiente della Provincia di Caserta nei primi mesi del 2009, la detta discarica non risulta ancora neppure messa in sicurezza. Costituisce, invece, a tutt’oggi un pericolo serio per la salute della popolazione che vive nei dintorni a causa dell’elevata presenza di percolato che si sta disperdendo nella falda.
E proprio con riferimento alla contigua discarica di Lo Uttaro codesta Commissione parlamentare, nella relazione stralcio sulla regione Campania della precedente legislatura, evidenziava significativamente come “l’inefficienza collusiva” delle istituzioni preposte alla soluzione dell’emergenza-rifiuti, di cui la vicenda Lo Uttaro era “tristemente emblematica”, non aveva impedito l’apertura della discarica nonostante le medesime istituzioni fossero in possesso di quegli stessi documenti che avevano consentito alla magistratura di accertare l’inadeguatezza del sito.
Cosicché oggi, il Comitato Emergenza Rifiuti chiede audizione a codesta Commissione parlamentare per metterla al corrente dello stato dei fatti relativi alla Cava Mastroianni e per evitare che si ripeta quella mancanza di “raccordo informativo” che, nel caso d Lo Uttaro, avrebbe impedito “al legislatore di adottare decisioni fondate su presupposti contrari al vero; e ciò ancor più ove la falsità di tali presupposti fosse risultata ben evidente all’apparato investigativo e giudiziario”.
E d’altro canto, se la realizzazione delle discariche, seppur localizzate in siti non idonei, venisse giustificata in un’ottica di provincializzazione, secondo la quale ogni provincia deve “contribuire” con un proprio sito alla “soluzione” dell’emergenza, giova ricordare che il territorio della provincia di Caserta ha costituito negli ultimi tre anni prima con la discarica di Lo Uttaro, poi con il sito di stoccaggio di Ferrandelle, nel Comune di Santa Maria la Fossa (almeno 500.000 tonnellate di rifiuti pari a oltre 1.000.000 di mc) e in questi giorni con la mega-discarica di San Tammaro-Maruzzella 3 (1.600.000 mc) e l’impianto per il trattamento del percolato nella stessa area, il principale sversatoio regionale a servizio del “ciclo” di gestione dei rifiuti. Chiediamo, pertanto, a codesta Commissione di

-                     attivarsi affinché sia cassata dal piano vigente la realizzazione della discarica Mastroianni;

-                     accelerate le procedure (anche richiedendo i poteri sostitutivi esercitabili dal Ministro per l’ambiente) per la messa in sicurezza e la bonifica dell’ex discarica di Lo Uttaro;

-                     messa in sicurezza e bonifica dell’area di Lo Uttaro.

LO UTTARO: UNA BOMBA CHIMICA PER 200.000 PERSONE

Lo Uttaro è una località del Comune di Caserta, nella zona sud-est della città, al confine con i Comuni di San Nicola la Strada, San Marco Evangelista e Maddaloni e baricentrica rispetto a tutti e quattro i nuclei abitati. E’ caratterizzata dalla presenza di decine di cave di tufo a fossa che negli ultimi 30 anni, una volta dismesse, sono state utilizzate come luoghi di abbandono di rifiuti solidi urbani e industriali pericolosi di ogni provenienza.
Fino ai primi anni 90 è stata in funzione la discarica Migliore Carolina che ha seppellito nelle sue pieghe più di 2.000.000 di mc di ogni sorta di rifiuto. Sono state realizzate, poi, in rapida successione la discarica Ecologica Meridionale (oltre 1.500.00 mc) e nel 1998 quella confinante del Commissario di governo (almeno 800.000 mc). Si stimano in oltre 6 milioni di mc i rifiuti di ogni tipo interrati nel territorio de Lo Uttaro. Le periodiche crisi ed emergenze che hanno interessato negli ultimi anni l'intera Regione Campania hanno trovato spesso uno sbocco a Lo Uttaro. Così è sorto il sito di trasferenza, attualmente sotto sequestro da parte della magistratura, che ospita circa 20.000 tonnellate di rifiuti, quello di stoccaggio (cosiddetto 'Panettone') che ospita i rifiuti della città di Napoli (almeno 10.000 t) raccolti in tutta fretta per consentire lo svolgimento della “Notte Bianca del 2005.
Il progressivo accumulo di rifiuti ha determinato inoltre la cessazione delle attività economiche nel frattempo sviluppatesi in quella stessa zona con il conseguente abbandono degli edifici sorti a tale scopo, tra i quali la sede di una multinazionale dell'informatica (che dava lavoro a circa 500 persone) e il macello della città di Caserta, costato più di 6 milioni di Euro, e ora devastato da ripetuti atti di vandalismo perché abbandonato dall’Amministrazione comunale di Caserta (danno erariale e all’economia agricola essendo l’unico macello autorizzato UE della regione). E il medesimo destino è toccato ai resti archeologici dell'antica Calatia, confinanti con l'area di discarica e la cui valorizzazione per finalità turistiche è resa impossibile dalla situazione circostante (Caserta è stata dichiarata, appena due mesi fa Città Turistica).

La discarica


La discarica, denominata correntemente Lo Uttaro, è allocata per la precisione nella cava Mastropietro, un invaso da circa 300.000 mc situato appunto in località Lo Uttaro al limitare dei quattro comuni, al centro di una conurbazione di più di 200.000 abitanti. La creazione della discarica Mastropietro rappresenta un autentico caso di misfatto ambientale. Infatti, già nel settembre 2005 la Regione Campania aveva dichiarato l’area Lo Uttaro (comprensiva del nuovo sito, all’epoca interessato da sversamenti abusivi di circa 80.000 tonnellate di rifiuti) “Sito di interesse nazionale” da bonificare, visto il gravissimo stato di degrado ambientale. Nonostante questo, nell’ottobre 2006 allorquando il Commissario di governo per l’emergenza rifiuti (all’epoca Guido Bertolaso appena nominato) chiede per la Provincia di Caserta un sito idoneo da adibire a discarica per i rifiuti trattati e provenienti dal CDR di Santa Maria Capua Vetere il Prefetto di Caserta costituisce un gruppo di lavoro che individua 6 cave ritenute idonee all’uso richiesto e sceglie (?) – con dichiarazioni e atti tecnici falsi- la cava Mastropietro in località Uttaro. L'11 novembre del 2006 viene sottoscritto un Protocollo d’intesa firmato dal Sindaco di Caserta Nicodemo Petteruti, dal Presidente della Provincia di Caserta Sandro De Franciscis e dal Commissario Straordinario per l'emergenza rifiuti in Campania Guido Bertolaso, che formalizza la scelta de Lo Uttaro (con previsione di futuri ampliamenti).
Il protocollo aveva caratteristiche anomale. Il documento impegnava in forma personalistica i firmatari e presumeva finanche la sua inefficacia in caso di dimissioni di Bertolaso. Questo accordo passò sotto silenzio in beffa al buon senso e a tutte le affermazioni di democraticità che la Carta di Aalborg, sottoscritta dall'Italia, prevedeva nei casi di impianti pericolosi per la salute dei cittadini. Un impegno di così grave portata non ebbe neanche il passaggio preventivo nelle assisi comunali e provinciali ma fu ratificato a cose fatte a colpi di maggioranza dalle forze politiche al governo negli enti locali soffocando ogni dibattito libero e proposte alternative. Nel frattempo viene pubblicata, sulla G.U. 285 del 7/12/06, la Legge 290 che, di fatto, vieta al commissario di localizzare discariche in siti come Lo Uttaro.
Con ordinanza n° 3/2007 il commissario Bertolaso indica la cava Mastropietro come discarica, approva il progetto preliminare, ed in 7 giorni nomina una commissione di gara che bandisce, aggiudica ed affida alla ditta vincitrice i lavori, senza evidenza pubblica. A lavori quasi ultimati, lo stesso commissario approva il progetto definitivo con ordinanza n° 75: siamo al 16 Marzo 2007.
Nonostante questo la discarica abusiva viene collaudata, a causa della dichiarazione dell’Arpac che attesta essere sussistenti “le condizioni essenziali richieste per il rispetto dell’ambiente”. Sin dall'inizio risulta chiaro che oltre che criminale la scelta di impiantare la discarica fu effettuata con assoluta inefficienza e mancanza di rispetto delle elementari regole di sicurezza. L'invaso della discarica, sorto a ridosso di una precedente discarica, non ha un sistema efficace di raccolta del percolato, non ha coperture dei rifiuti, non ha adeguati impianti connessi.
Entro il 23 giugno sarebbe dovuta iniziare, in base al Protocollo d’Intesa, la rimozione dei rifiuti dal sito di trasferenza, ma gli impegni non vengono rispettati.
Tre giorni dopo, nel corso dell’udienza ex art. 700 c.p.c. svoltasi di fronte al Tribunale di Napoli, il consorzio ACSA, che gestisce il sito, deposita alcune analisi a campione effettuate dalla società Chelab di Treviso incaricata di fare i controlli nella discarica dalla stessa ACSA. La relazione afferma che a Lo Uttaro, discarica autorizzata allo smaltimento di rifiuti non pericolosi, si stanno smaltendo “rifiuti pericolosi che non possono essere smaltiti neppure in discariche per rifiuti speciali se non previamente trattati”.
Nel pieno delle esalazioni da discarica il giudice monocratico dr.ssa Como del Tribunale civile di Napoli accoglie il ricorso dei cittadini casertani e, con un’ordinanza del 3 agosto 2007, decide per la chiusura della discarica giudicandola una “scelta frettolosa a discapito della salute delle persone”. L’ordinanza conferma che a Lo Uttaro “vi è presenza di sostanze altamente pericolose che superano i limiti massimi consentiti” e che “tutta la falda monitorata è inquinata”. Incredibilmente due giorni dopo il commissario straordinario riesce ad ottenere dal Tribunale la sospensione dell’ordinanza, in attesa della discussione del ricorso presentato contro tale decisione, paventando “il rischio igienico e sanitario che si sarebbe generato dalla impossibilità di reperire subito un altro sito per la raccolta e lo stoccaggio dei rifiuti”, visto che quello di Lo Uttaro rappresenta l’unico sito per lo smaltimento di tutta la Campania. Il ferragosto dei casertani passa con le finestre chiuse per non respirare la vomitevole puzza de Lo Uttaro. Il 22 agosto, durante la prima udienza del ricorso Commissariale contro l’ordinanza di chiusura di Lo Uttaro, il giudice decide di prendere tempo e nominare un consulente tecnico d’ufficio (CTU) per la verifica della pericolosità della discarica.
Il 15 ottobre il Consulente tecnico, prof. De Rosa, deposita la relazione richiestagli dal Tribunale di Napoli. E’ un'ulteriore conferma della pericolosità della discarica. Vi si legge che “l’abbanco di ulteriori quantità di rifiuto nell’invaso, risulta aggravare il già elevato grado di rischio di impatto cui sono soggette tutte le componenti ambientali, compresa la salute pubblica, dell’ambito territoriale limitrofo”. E ancora: “Sulla base di quanto riportato si evince che la scelta del sito Lo Uttaro per la localizzazione della discarica per rifiuti solidi, oltre a contravvenire ad indicazioni normative e di merito espresse in più parti, non risulta rispondere ai criteri in base ai quali tale scelta è stata giustificata” Ai primi di novembre il commissario Pansa parla in un’intervista del “Paradosso Caserta”. La città che ospita la discarica illegale e pericolosa è anche quella più interessata dalla presenza di cumuli di rifiuti in strada.
Il 9 novembre il Comitato dei garanti effettua un sopralluogo nel sito di trasferenza di Lo Uttaro accertando che, a distanza di un mese dall’inizio delle operazioni di rimozione, sono state tritovagliate solo 7000 tonnellate di rifiuti che giacciono per buona parte ancora nell’area del sito, a dispetto delle tanto sbandierate bonifiche.
Il 20 Novembre, in contemporanea, il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere dott. Piccirillo e il Tribunale Civile di Napoli dispongono la definitiva chiusura della discarica. Il provvedimento di sequestro penale viene eseguito dai Carabinieri del NOE che provvedono anche a notificare ben 12 avvisi di garanzia per vari reati, tra cui disastro ambientale, a carico di dirigenti e tecnici che hanno responsabilità nella decisione di aprire la discarica nonché nella sua gestione. La conferma dell’ordinanza di chiusura emessa nel mese di luglio dal  Giudice del Tribunale civile di Napoli Fausta Como, invece, si fonda sulle risultanze della relazione del CTU Prof. De Rosa confermando appieno le preoccupazioni della popolazione circa la pericolosità del sito.
A distanza di un anno dall’ordinanza che disponeva l’inizio dei lavori a Lo Uttaro la città di Caserta e quelle con essa confinanti sono sommerse da migliaia di tonnellate di rifiuti che non vengono raccolti dalla prima metà di dicembre.
Il 7 febbraio, su richiesta del commissario straordinario Gianni De Gennaro, il PM del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere Guarriello dispone il dissequestro temporaneo per 30 giorni della discarica allo scopo di consentire i rilievi necessari ad accertare la possibilità di un suo ulteriore utilizzo. Il giorno dopo il CTU nominato dal Procuratore consegna una relazione che ribadisce nelle linee essenziali la preoccupazione sull’inadeguatezza e pericolosità del sito. Il 12 febbraio il commissario De Gennaro, a seguito delle risultanze dei rilievi effettuati dal Genio militare sulle vecchie discariche di Ariano Irpino, Montesarchio, Villaricca e Lo Uttaro,  dichiara, in conferenza stampa, che non intende più utilizzarle e sottolinea per la prima volta le ragioni delle popolazioni che protestavano. In particolare definisce Lo Uttaro  un “pozzo di veleni” e afferma di aver trasmesso alla Procura della Repubblica gli esiti delle indagini effettuate che dimostrerebbero la falsità della documentazione fornitagli dal Commissariato e dall’ARPAC circa la idoneità dei siti ad ospitare ulteriori sversamenti di rifiuti.
Il 25 maggio viene pubblicato il decreto 90/2008 e si scopre tra le dieci discariche del piano Bertolaso (nel frattempo nominato sottosegretario con delega all’emergenza rifiuti in Campania) è presente anche la cava Mastroianni in località Torrione del Comune di Caserta, confinante con la discarica Lo Uttaro dalla quale la divide solo esile parete di tufo. Tale cava ha una volumetria di circa 1.500.000 mc (circa cinque volte quella di Lo Uttaro). Il decreto consente di sversare nelle nuove discariche anche rifiuti pericolosi (ceneri leggere e pesanti e fanghi industriali). Assai singolare è che tra i limiti cui deroga il decreto vi sono anche quelli relativi agli “idrocarburi totali” rintracciati in concentrazioni molto elevate proprio nella discarica Lo Uttaro. Evidente poi è il tentativo di demolire l’operato della magistratura prevedendo lo spostamento delle competenze in materia di rifiuti al Tribunale e alla Procura di Napoli e la necessità che i provvedimenti cautelari, sia civili che penali (cioè sia l’ordinanza civile di chiusura che il sequestro penale), siano riconfermati rispettivamente entro 20 e 30 giorni dal TAR Lazio e dal Giudice per le indagini preliminari (in composizione collegiale). La Procura della Repubblica di Napoli non tarderà a confermare il sequestro penale del sito, ribadendo le preoccupazioni della magistratura Samaritana sulla pericolosità della discarica.
Tale gravissima situazione ambientale impone, con ogni consentita urgenza e quale azione prioritaria, la bonifica del sito attraverso la rimozione del materiale sversato e quello illecitamente stoccato per almeno 80.000 tonnellate sin dal 1989 così come ampiamente provato e suffragato dallo stesso capo cantiere della ditta incaricata di realizzare, di fatto, sopra una discarica illegale con materiale di incerta natura e provenienza, una discarica pubblica che per come è stata costruita e gestita costituisce un autentico pericolo per la salute pubblica e l’ambiente.
Tuttavia l’evenienza di una bonifica dell’area appare ad oggi ipotesi estremamente remota se è vero che a distanza di ben 20 mesi dalla chiusura della discarica ad opera della magistratura e nonostante gli impegni assunti in tal senso dal Commissariato nel Protocollo d’intesa dell’11 novembre 2006, nonostante la ripetute richieste da parte di questo Comitato, e nonostante gli incontri istituzionali tra le parti interessate (Provincia, Sottosegretariato, Consorzio di Bacino, Commissariato alle bonifiche) avvenuti su iniziativa dell’Assessore all’ambiente della Provincia di Caserta nei primi mesi del 2009, la detta discarica non risulta ancora neppure messa in sicurezza.
E’ evidente, con riferimento a tale vicenda, che la bonifica dell’area, urgente e necessaria già dal settembre 2005, costituisce oggi un passo fondamentale oltre che per ripristinare un livello minimo di protezione delle matrici ambientali, a tutela dell’incolumità e della salute pubblica, anche per ripristinare un livello minimo di legalità e di fiducia nelle istituzioni che costituisce un prerequisito fondamentale per la definitiva uscita dall’emergenza e per ogni possibile prospettiva di sviluppo di questo martoriato territorio.
In tal senso, è fondamentale che vi siano adeguati stanziamenti per consentire le attività di messa in sicurezza e di bonifica, che tali fondi non vengano distratti per altri utilizzi, e che vi sia un adeguato controllo sui soggetti cui vengano affidate tali opere di bonifica.
Per quanto sopra esposto chiediamo a codesta Commissione, di far proprio il presente documento e avviare tutte le azioni in suo possesso per assicurare il ritorno alla normalità delle popolazioni che insistono nell’area di lo Uttaro e il completamento del policlinico universitario distante poco meno di 700 metri dalla discarica.

 

Dal Corriere di San Nicola

 

 

DEGRADO A CASERTA

Riceviamo e diamo diffusione della protesta dei cittadini di piazza Matteotti che vanno supportati da tutta la comunità. Il cuore di Caserta sta subendo un intollerabile maltrattamento, è ora di far uscire fuori i responsabili, ridateci la nostra città, fateci vivere la nostra terra.

                 I Cittadini Casertani di Pz. Matteotti e zone limitrofe

                         Casella Postale , 9  -  81100 Caserta

 Nucleo Operativo Ecologico N.O.E.

Comando CARABINIERI Caserta

Questura di Caserta

Sindaco comune di Caserta

ASL Caserta

Striscia la notizia Segrate – Mi -

 

 Denuncia: Smaltimento rifiuti in Piazza Matteotti Caserta -CE-

 

I cittadini casertani residenti e commercianti in piazza Matteotti e nelle aree limitrofe, sottoscrittori della presente  ESPONGONO  quanto segue:

Intollerabile è la situazione creatasi in piazza Matteotti a causa del contegno tenuto dai commercianti del mercato coperto (IL NUOVO).

La misura è stracolma poiché in un andirivieni di competenze e pertinenze la situazione è questa:

 

Dal mercato sale un olezzo di immondizia che sembra di essere vicino ad una discarica a cielo aperto    ( specialmente quando vengono ad effettuare la pulizia): Oggi 23 maggio c.a. si è verificato il colmo dei colmi in quanto si sono presentati gli addetti ai lavori della SABA (ore 11: 30 circa ) per pulire e disinfettare la zona ma sono stati cacciati dai commercianti poiché a detta loro smuovendo l’immondizia, che loro stessi accantonano anche fuori dei contenitori,  vi era un cattivo odore e qualora fossero giunti i vigili urbani in zona … se ne sono andati anche loro facendo buon viso e cattivo gioco. Di conseguenza nel puzzo e nella pericolosità di malattie rimangono i residenti, esposti alle dannosissime conseguenze della salute delle sostanze tossiche prodotte dai rifiuti oltre che dagli scarichi tossici prodotti dal traffico.   ( I RIFIUTI NON VENGONO SELEZIONATI MA TUTTI MISCHIATI IGNORANDO COMPLETAMENTE LA DIFFERENZIATA )

Si invita quanto prima ad intervenire poiché già il possesso al 100% della piazza tolta alla città, per il solo scopo economico di pochi e trasformata in un cantiere eterno a cielo aperto è un soppruso che sembra non aver fine; infatti il parcheggio a pagamento è stato esteso a tutta la piazza per cui i risiedenti sono obbbligati a pagare per parcheggiare sotto la propria abitazione; inoltre l’area occupata dal parcheggio la cui area era destinata a spazio verde per i cittadini ( in base a progetto iniziale) e poi rocambolescamente dato in gestione ai parcheggiatori, viene di sera chiuso con una catena per cui il parcheggio rimane vuoto di notte e dal sabato sera al lunedì mattina impedendo a chiunque di entrarvi lasciando inoltre immondizia che nessuno pulisce!

E’ mai possibile che i responsabili di tutto questo che succede devono essere ogni volta invitati con denunce e/o esposti da parte dei cittadini senza che nessuno faccia il proprio dovere ?!

All’ uopo, si precisa che la situazione di Piazza Matteotti è documentata sia in rilievi fotografici che in videoriprese, che saranno messe a disposizione delle Autorità.

Pertanto, si sporge formale

D E N U N C I A

 

Della situazione sopra rappresentata, chiedendo che le competenti Autorità compiono i dovuti accertamenti per individuare le relative responsabilità penali ed amministrative e conseguentemente trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica di modo che la stessa possa promuovere l’ordine penale per i reati commessi.    Si allegano le firme dei cittadini                               Caserta

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 Nome & Cognome             Data nascita                    Nome & Cognome      Data nascita

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FIRMA ANCHE TU

Per la chiusura di cave e cementifici

Sabato16 Maggio i Comitati civici hanno dato il via alla petizione di diecimila firme per la proposta di legge regionale "disposizioni urgenti per la chiusura di cave e cementifici nel territorio casertano". L'appuntamento è  presso il circolo Nazionale di Piazza Dante, dalle ore 10.00 alle ore 13.00 di ogni domenica, Asppi(Caserta) via Rosselli 2 - dal lunedì al venerdì dalle ore 9,00 alle 13,00 e dalle 17,00 alle 20,00, Codacons(Caserta) via M. Buonarroti 17, martedì e giovedì dalle ore 17,00 alle ore 19,00. La regione ha stampato 500 moduli ognuno dovrà contenere 36 sottoscrizioni che dovranno essere convalidate dai pubblici ufficiali. Per Caserta ci saranno alcuni consiglieri comunali per la convalida delle firme.

 

 

 

 

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D I S C A R I C H E       S E L V A G G E

 

Caserta è circondata da discariche selvagge ove è stato e continua a sversarsi di tutto da San Clemente a Puccianiello. Questi cumuli di residui sono delle vere e proprie esche per gli incendi dell’estate. Un fenomeno di contaminazione dei suoli e dell’aria pericolosissimo sottaciuto ed ignorato dalle autorità. A via Madonna del Carmine tra Centurano e Tredici vi è un sito pericoloso costituito da un enorme deposito di ingombranti, macere dell’edilizia e altro. Questo deposito immondo di rifiuti è stato monitorato da Terra Nostra, più volte denunciato al comune, alla guardia forestale, all’autorità di Bertolaso senza sortire alcun effetto. Sabato è stata inaugurata la stagione degli incendi. I rifiuti di via Madonna del Carmine sono stati bruciati con fumo di diossina sparso per la frazione. Sono in corso evidentemente le prove di ordinaria follia mista alla generale incapacità. Abbiamo chiamato 113, vigili del fuoco ma nessuno si è mosso, solo la provvidenziale pioggia ha spento il fuoco lento ma insistente che minacciava di attaccare gli altri cumuli. La SABA ha l’obbligo per convenzione di bonificare queste aree mentre il comune dovrebbe sorvegliarle e i vigili del fuoco spegnere le fiamme. Terra Nostra continuerà a monitorare il territorio per queste incresciose situazioni presentando denuncia  per attentato alla salute pubblica.

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RESOCONTO ASSEMBLEA DEL 18 – 04 – 2009

Parco degli Aranci, assemblea cittadina sul servizio di raccolta differenziata, con la presentazione di un documento da sottoporre al sindaco invitato a partecipare. Un documento elaborato da vari Comitati e associazioni con  l’univoco obiettivo di raggiungere la piena funzionalità della raccolta differenziata porta a porta  e la  trasparenza sulla destinazione e i dati finali dei rifiuti differenziati.  Nicodemo Petteruti vicino di casa di parco degli Aranci non si è presentato, nonostante invitato e contattato più volte e nonostante il cambio di sede dell’assemblea cosi come lui stesso ci aveva chiesto. Ma probabilmente al sindaco non interessa discutere di differenziata o di un emergenza rifiuti dietro l’angolo e poi perché dovrebbe scomodarsi se al posto suo si presenta l’assessore Luigi Del Rosso. L’assessore Del Rosso è riuscito a parlare per un’ora e tra le varie interruzioni di cittadini increduli,  a pronunciare una sequela  di baggianate con la fierezza di chi pensa di prendere in giro l’altro o di poter nascondere quello che è sotto gli occhi di tutti. E’ risaputo che il nostro  servizio di raccolta  differenziata affidato alla Ecologica Saba con un appalto di 59 milioni di euro, fa acqua da tutte le parti, è cosa nota che la SABA non è in grado di rispettare il contratto sottoscritto col Comune per mancanza di attrezzature, è un fatto consequenziale che il sindaco abbia accettato di firmare un ordinanza che è in contrasto con il contratto, è un dato certo che le inadempienze, le irregolarità, l’incompetenza, i disservizi, l’occultamento dei dati reali, porteranno all’aumento della tassa dei rifiuti. Di tutto l’intervento dell’assessore all’ecologia, che sa quel che fa, ma fa finta di non sapere quel che dice, l’affermazione che più ci conforta è sapere che “Caserta è la prima città della regione Campania per la raccolta differenziata, che abbiamo raggiunto il 51 per cento di raccolta differenziata e che la tassa dei rifiuti non si può ridurre perché non è una tariffa”. Ora o dobbiamo ritenere che queste sono semplici e ricorrenti elucubrazioni mentali  di un assessore che si aggrappa sugli specchi non rendendosi conto che è già sprofondato, oppure dobbiamo con immane sforzo, far finta che l’assessore affermi la verità. Nel secondo caso, è opportuno farsi due calcoli. Il sindaco e l’assessore più volte avendo affermato che raggiungiamo il 51 per cento di raccolta differenziata hanno omesso di riferire alla cittadinanza l’importo dei sostanziosi contributi che il Comune ha incassato dai consorzi di riferimento, ma soprattutto di ridurre immediatamente la TARSU altrettanto riducibile quanto aumentabile. Dove sono finiti i soldi del ristoro per questo 51 per cento di raccolta differenziata e che spettano al cittadino virtuoso? Il zelante assessore, carica alquanto impopolare, ma in questo caso ben accetta, aveva, a suo dire fatto una battaglia contro la SACE che non forniva il servizio dovuto, ma stranamente  difende la SABA rifiutandosi persino di dire che la ditta non effettua un  buon servizio per non mettersi contro. Eppure la SABA non ha mostrato, almeno al cittadino, qualità migliori della collega SACE. Ma a parte le  dichiarazioni di Del Rosso, che siamo abituati a sentire, soprattutto in consiglio comunale dove la controparte non può interromperlo, è scandaloso sapere da testimonianze di cittadini che gli addetti ai lavori invitano ad utilizzare i vecchi sacchetti, invitano ad inquinare lavando il percolato dei cassonetti, invitano a dare incarico a ditte per lo spostamento di contenitori per fare business, invitano ad appendere sacchetti alle ringhiere delle singole abitazioni, tutto questo a pro  di un totale fallimento della differenziata e per sopperire, in maniera irregolare, alle loro inadempienze. E poi non ci vengano a dire che il cittadino è scostumato, che il fallimento è determinato dalla gente incivile. I casertani nonostante la imperante sporcizia in cui sono costretti a vivere e la mala gestione, vogliono fare la differenziata. Un altro aspetto vergognoso è che, attraverso una illegittima ordinanza, si possa cambiare il sistema giuridico in merito alle modalità di sanzioni. Centoquindici contravvenzioni condominiali è questo il dato rivelato dallo stesso Del Rosso. Multe che lui stesso sa che non potevano rilevarsi a livello collettivo visto che in questo caso le responsabilità sono individuali e che il Comune non può obbligarci al continuo spostamento di cassoni pieni di rifiuti.  Ora il sindaco, l’assessore e il dirigente dovranno dimostrarci attraverso i formulari, la tracciabilità del rifiuto compreso l’avvenuto smaltimento differenziato,  i dati effettivi e finali delle percentuali  della raccolta differenziata.  A breve la nostra istanza da formalizzare ai sensi di legge è sapere, appunto, con dati certi le percentuali della raccolta differenziata.  

Giovanna Maietta Presidente Comitato di  Quartiere di Parco Cerasola e Centurano

Andrea Striano Presidente Comitato Parco degli Aranci

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Più Servizi Meno Tarsu

18 aprile 2009 ore 17,00

assemblea pubblica

presso il Teatro della Parrocchia

Maria SS. Del Carmine e San Giovanni Bosco

Via dei Ginepri Parco degli Aranci Caserta

Raccolta differenziata porta a porta: attese e proposte

All’incontro, organizzato da Comitati e Associazioni autoconvocati, sono invitati il Sindaco, gli Amministratori Comunali, le forze politiche.

V O G L I A M O:

ð     Affrontare assieme le problematiche che sono sotto gli occhi di tutti

ð     Fare proposte per ottimizzare il servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani

ð     Richiedere una riduzione della TARSU.

L’incontro è aperto a tutta la cittadinanza.

T I   A S P E T T I A M O!

I CITTADINI AUTOCONVOCATI

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Proposta di legge presentata il 27/03/2009 in conferenza stampa

 

La richiesta per la modulistica che ci consentirà di iniziare la petizione per la proposta di legge in allegato, è stata inoltrata questa mattina alla regione. Appena avremo i moduli verranno installati gazebo in vari punti delle citta di Caserta e comprensorio. E' richiesto un numero di 10.000 firme che ci consentirà di presentare la legge di iniziativa popolare. Il nostro riferimento regionale è l'onorevole Angelo Polverino che ci sta sostenendo con grande impegno già da tempo in questa vera e propria battaglia a difesa della salute pubblica e del territorio. I richiedenti della modulistica regionale ai sensi dell' art. 2 della L.R. n.4/75 sono Giovanna Maietta, Pasquale Costagliola, Giovanni Murgia, Alberto Montanaro, Annunziata Delle Chiaie.

Le novità della proposta di legge:

La legge è nuova e oltre a non richiamarsi al piano cave ne intende colmare le lacune attraverso una perimetrazione allargata dell'are di Caserta e comuni limitrofi che va tutelata dall'attività estrattiva e da industrie insalubri, sia con la definitiva chiusura degli attuali siti di cava e cementificio sia impedendo il rilascio di nuove autorizzazioni.

La legge impone una scadenza tassativa anche ai cementifici fissata al 30 giugno 2010.

Definisce il significato di ricomposizione ambientale impedendo la commercializzazione del materiale estratto a fini di ricomposizione.

Tutela i livelli occupazionali prevedendo un programma di riconversione attraverso una delibera di giunta regionale.

Questa legge rappresenta la premessa per l'apertura del policlinico incompatibile con queste attività.

Nella petizione saranno coinvolti tutte le associazioni, le scuole, gli ospedali, i cittadini, etc...chiederemo anche la firma del vescovo al quale questo problema è stato sempre a cuore.

Chiederemo a cittadini e politici di superare qualunque contrasto ideologico o politico per aiutarci a liberare il nostro territorio da questa devastazione.

Ci aspetta un lungo lavoro che come prima fase ha una scadenza di quattro mesi, limite temporale alla raccolta firme. ma che continuerà nelle commissioni regionali fino all'approvazione del consiglio regionale.

 

 

INIZIATIVA LEGISLATIVA POPOLARE

AI SENSI DELLA L.R.  N. 4 DEL 17/01/1975

 

 PROPOSTA DI LEGGE

 

 

“DISPOSIZIONI URGENTI PER LA CHIUSURA

DELLE CAVE E DEI CEMENTIFICI NELL’AREA  CASERTANA”

 

 Primo firmatario:        Angelo Polverino

 Richiesta predisposizione dei moduli per la raccolta delle firme

presentata alla GIUNTA REGIONALE DELLA CAMPANIA

 in data 26/03/2009

 RELAZIONE ILLUSTRATIVA

Il territorio casertano per decenni è stato oggetto di attività estrattiva, penalizzato da un quadro normativo destinato a disciplinare tale attività in maniera incerta e soprattutto in assenza della  contestuale ricomposizione ambientale. A questo si aggiunge il passaggio di competenze, che erano in capo alla Regione, trasferite  ai settori provinciali del genio civile ai quali sono demandati l’approvazione dei progetti e le mansioni di controllo. Nella Provincia di Caserta, vi sono 442 cave che interessano 75 comuni su 104. Un dato che ha  disposto il territorio casertano ad avere il primato  delle attività estrattiva.  Al primato del numero più alto di cave e del materiale estratto si aggiunge quello degli impianti di cementificio. Dei tre opifici presenti sul territorio regionale due insistono nei confinanti comuni di Maddaloni e Caserta.  In particolar modo, il versante est  dei colli Tifatini, compreso nel territorio casertano, riscontra un alta criticità dovuta all’abusiva attività estrattiva, protratta negli anni.  In questa porzione del territorio casertano, è venuta a mancare la sostenibilità ambientale, a causa dalla elevata concentrazione di cave attive, di siti estrattivi di notevole dimensione in ambito ristretto,  della contiguità e prossimità delle cave ai centri abitati o ai nuclei abitativi e alle zone vincolate, dell’ impatto percettivo e  del degrado paesaggistico visibile anche da lunga distanza, del  paesaggio fortemente destrutturato e degradato, nonostante compresenza di elementi paesaggistici di particolare pregio. Per  questi motivi, il piano cave entrato in vigore nel giugno 2006 considera questa porzione di territorio zona altamente critica e ne prevede la dismissione dell’attività estrattiva. Nonostante che il PRAE rappresenti ad oggi l’unico strumento di riferimento normativo che ha dato o darà una corretta regolamentazione all’attività estrattiva, esso presenta molteplici contraddizioni che prestano il fianco a diverse interpretazioni. Per  tale motivo, sono state emesse diverse direttive regionali, che hanno inteso chiarire alcuni aspetti normativi equivocabili, ma che hanno anche derogato a norme che non lasciavano spazio a diversa interpretazione. Si è verificato che per le autorizzazioni rilasciate ai sensi della legge regionale 54/85  più volte già prorogate e avente come ultimo termine di scadenza il 31 Marzo 2007 si sono concesse proroghe all’attività estrattiva attraverso decreti dirigenziali e direttive d’ufficio. Successivamente, con la legge regionale n.14/08, la proroga all’attività estrattiva diventa per le zone altamente critiche e le aree di crisi una proroga alla esclusiva ricomposizione ambientale. A dispetto di questa legge, si sono approvati piani di ricomposizione ambientale nelle suddette aree che prevedono degli ingenti quantitativi di calcare da estrarre. Inoltre, precedentemente alla citata Legge regionale, una direttiva regionale ha escluso i piani di ricomposizione ambientale dalla procedura di VIA,  derogando alle leggi nazionali e comunitarie. Il piano cave si è rivelato uno strumento inidoneo a tutelare il territorio casertano, martoriato dalla incessante e abusiva attività di cava. E l’esempio emblematico è dato dalla possibilità di riclassificare le aree di cava, che ricadono in due diverse zone. E’ questo il caso della cava Cementir, divisa originariamente tra zona critica e area di crisi e riclassificata successivamente con delibera di giunta regionale completamente ricadente nell’area di crisi. Una diversa riclassificazione quantunque sia confinante con la zona altamente critica e ne rappresenti la continuità. Ma c’è di più. Il piano cave più volte contraddice la stessa classificazione delle aree concedendo ampi margini di ampliamento della cava nonostante ricada nell’area di crisi e la possibilità di poter estrarre anche con immediato titolo autorizzatorio nelle aree di riserva, che dovrebbero, in quanto tali, essere oggetto di estrazione successivamente alle aree suscettibili di nuove estrazioni.  In più la zona altamente critica è circoscritta alla sola porzione di territorio, che è stato oggetto di un devastante scempio ambientale, compromettendo irreversibilmente il patrimonio paesaggistico del territorio casertano. La proposta di legge intende colmare le lacune di un piano cave che non ha restituito nulla al patrimonio collinare, ma che addirittura rischia attraverso la circoscritta classificazione della ZAC di comprometterlo ulteriormente. E in tal senso il  divieto di coltivazione delle cave si estende anche alle aree classificate dal PRAE di Crisi, di Riserva e suscettibili di nuove  estrazioni che confinano con la zona altamente critica, prevedendo anche  l’allargamento della ZAC all’area di crisi. L’articolo 1 della legge esplicita una perimetrazione delle aree diversamente classificate dal piano cave, delimitando   un’area più vasta, tutelata dalla attività estrattiva dalla realizzazioni di impianti di termodistruzioni quali cementifici e inceneritori, ma anche da altre industrie insalubri di prima classe. Il comma 1 dell’articolo 2 fissa il termine di scadenza al 30 Giugno 2010 delle attività estrattive e cementizie, ricadenti nella zona altamente critica e area di crisi la quale attraverso la presente proposta di legge si riclassifica anch’essa zac.  Il termine della obbligatoria dismissione di cave e cementifici è una scadenza tassativa. L’improrogabilità di questo termine si rende necessario per evitare che possa ripetersi la pregressa  sequela di proroghe alle proroghe, che ha consentito la permanenza oltre ogni limite temporale delle attività estrattive nel territorio casertano e la consequenziale persistenza dei cementifici. La novità di questo comma è che il perentorio termine di scadenza si estende anche ai cementifici la cui chiusura è necessaria per ovvi motivi. I cementifici di Caserta e Maddaloni trovano collocazione nei centri abitati e nelle immediate vicinanze del costruendo policlinico, oltre che di diversi beni archeologici e architettonici sottoposti a tutela.  Il comma 2 dell’articolo 2 obbliga  i titolari delle autorizzazioni, rilasciate ai sensi della legge regionale 54/85, alla ricomposizione ambientale. Tale obbligo garantisce di poter rimediare alla mancata ricomposizione ambientale, che ai sensi della vecchia legge non era contestuale all’attività estrattiva. Il mancato obbligo  della ricostruzione contestuale  del sito di cava ha fatto sì che l’imprenditore privilegiasse esclusivamente l’estrazione. La ricomposizione ambientale è il motivo per il quale non si chiede la immediata chiusura delle cave. Nel caso in cui alla scadenza obbligatoria non si dovesse effettuare la ricomposizione del sito di cava, si provvederà all’incameramento del deposito cauzionale, Il comma 7 ribadisce gli obblighi di procedura VIA già regolamentati dalle direttive comunitarie e dalla normativa nazionale.  L’inserimento di questo comma si rende necessario all’esito dell’ approvazione di piani di dismissione non sottoposti ad assoggettabilità o procedura di valutazione di impatto ambientale. I progetti approvati sono stati dispensati da tale procedura nonostante l’obbligo di legge. Attraverso il comma 3 dell’articolo 2 si intende evitare l’ emanazione  di atti che in netto contrasto con la normativa vigente tendono ad escludere i titolari di cave dagli adempimenti legislativi. Il comma 4 dell’articolo 2 merita un’ analisi più approfondita. Il piano cave, nonostante classifica parte dei colli casertani zona altamente critica e area di crisi, lascia ampi margini di ulteriori estrazioni protratte negli anni. Attraverso i piani di ricomposizione ambientale o dismissione si è concessa la possibilità di continuare ad estrarre per poter realizzare i progetti approvati che illustravano tecniche di escavazioni nuove e una serie di gradonature sulle quali dovrebbe provvedersi alla piantumazione di alberi autoctoni. Tale meccanismo ha ulteriormente stravolto l’assetto originario della montagna, facendola arretrare notevolmente, a causa di un nuovo livellamento rispetto al precedente. Addirittura con queste tecniche di “ricomposizione ambientale” si è distrutta la vegetazione spontanea, che aveva ricoperto le superfici di cava, riducendo l’impatto visivo dello scempio paesaggistico. Ad esempio, la cava Moccia, ricadente in ZAC, con il piano di dismissione approvato dal competente dirigente di settore, per potere essere ricomposta, dovrà ancora rilasciare   1.600.000 mc di calcare, che il titolare, in gran parte, sta commercializzando, traendone notevoli profitti. Si può affermare con certezza che la ricomposizione ambientale intesa come recupero successivo di una attività svolta in assenza di regole e a danno del territorio, sostanzialmente non è altro che la prosecuzione dell’attività estrattiva svolta in maniera differente e adeguata alla recente normativa.  Il comma 5 dell’articolo 2 estende la scadenza obbligatoria del 30 giugno 2010 anche ai piani di dismissione e ricomposizione già  approvati ai sensi degli art.28 e 27 delle n.d.a. del PRAE. Il comma 6 dell’articolo 2 disciplina l’attività che possono svolgere i titolari di cava ai quali la Regione Campania ha revocato il titolo autorizzatorio ai sensi della legge 54/85. Il comma 7 dell’articolo 2 vieta la realizzazione di impianti di termodistruzione e di industrie insalubri di prima classe nell’area perimetrata dai primi 4 commi. Si tratta di un’area fortemente urbanizzata. L’articolo 3 della presente proposta di legge tutela i livelli occupazionali dei lavoratori impiegati nell’attività di cava e nei cementifici, attraverso la riconversione occupazionale  da effettuarsi con un programma approvato dalla giunta regionale. L’articolo 4 definisce le modalità di finanziamento della proposta di legge. L’articolo 5 dichiara la legge urgente e quindi di immediata entrata in vigore.

 

Articolo 1
Perimetrazione e classificazione delle aree e divieto di estrazione

1. Le cave ricadenti nel comune di Caserta già classificate dal Piano regionale delle attività estrattive, cave ricadenti in area ZAC ZCR C2 si classificano cave ricadenti in ZAC in cui è obbligatoriamente prevista la esclusiva ricomposizione ambientale.

2. Le cave ricadenti nelle zone critiche classificate dal PRAE, ZCR C1 si classificano cave ricadenti in ZAC, le cave ricadenti in area di crisi, classificate dal PRAE,  AC C1 si classificano cave ricadenti in ZAC.

3. Nelle aree ricadenti in aree di riserva, classificate dal PRAE, S24 CE, S12 CE, S25 CE, S32 CE non è consentita l’attività estrattiva.

4. Nelle aree ricadenti in aree suscettibili di nuove estrazioni, classificate dal PRAE, CO4 CE, CO5 CE, non è consentita l’attività estrattiva.

 

 

Articolo 2

Scadenza dell’attività estrattiva e divieto di realizzazione degli impianti di trasformazione dei rifiuti

 

1. Ai sensi dell’art. 89 del piano regionale delle attività estrattive, tutte le autorizzazioni rilasciate ai sensi della legge regionale 54/85 devono ritenersi scadute alla data del 31 Marzo 2007, ivi comprese le autorizzazioni all’attività estrattive ricadenti nelle aree ZAC e aree di CRISI e aree riclassificate in ZAC del territorio di Caserta e Maddaloni. E’ fatto assoluto divieto di rilasciare nuove autorizzazioni nelle dette aree in cui è possibile e si rende obbligatoria la sola ricomposizione ambientale delle cave coltivate con autorizzazioni rilasciate ai sensi della legge 54/85, ricomposizione da effettuarsi entro e non oltre il 30 Giugno 2010. In tutta l’area casertana classificata ZAC e area di CRISI riclassificata in ZAC, nonché interessata alla realizzazione del  Policlinico, la chiusura di tutte le attività estrattive  e delle industrie cementizie,  è obbligatoria entro e non oltre il 30 giugno 2010.

2. La data del 30 giugno 2010 è improrogabile ed entro tale scadenza deve essere completata improrogabilmente la ricomposizione ambientale, pena l’incameramento da parte della Regione del deposito cauzionale secondo quanto previsto dall’articolo 17 della legge regionale n. 54/85 ed i lavori in danno.

3. L’autorizzazione alla ricomposizione ambientale potrà concedersi all’esito della procedura VIA e dovrà escludere ogni possibilità di commercializzazione del materiale estratto da utilizzare per la  esclusiva finalità di ricomposizione ambientale del sito di cava.

4. La ricomposizione ambientale avrà l’unico scopo di rimodellare le gradonature già esistenti senza arretrare ulteriormente rispetto al livello attuale ed escludendo qualsiasi tecnica innovativa che comporti ulteriori estrazioni di materiale.

5. Per i piani di dismissione approvati dal competente ufficio provinciale del genio civile ai sensi dell’art. 28 delle n.d.a. del PRAE la scadenza è fissata al 30 Giugno 2010.

6. Per le cave oggetto di revoca dell’autorizzazione è previsto esclusivamente la messa in sicurezza del sito di cava,  il riuso naturalistico e/o paesaggistico e il riuso agroforestale 

7. La Regione Campania, in riferimento alle Aree classificate al comma 1, 2, 3, 4 dell’articolo 1, vieta  l’attività e la realizzazione degli impianti di termodistruzione dei rifiuti e  delle industrie insalubri di prima classe.

 

 

Articolo 3
Reimpiego dei lavoratori

 

1. La Regione assicura il reimpiego in altre attività economiche afferenti la gestione ordinaria del ciclo completo dei rifiuti, a regime dal 2010.

2. Per l’effettuazione del comma 1, art. 2, La Regione Campania predispone un programma speciale di reimpiego dei lavoratori .

3. Il programma di cui al comma 2 è approvato dalla Giunta regionale, su proposta dell’Assessore competente in materia di lavoro, sentito il parere della competente Commissione consiliare.

 

 

Articolo 4

Disposizione finanziaria

 

1. Per il finanziamento degli oneri derivanti dalla presente legge è istituito nel bilancio di previsione della Regione Campania un apposito capitolo di spesa denominato “risorse regionali per la chiusura delle cave e cementifici che insistono nell’Area Z.A.C. e AREA DI CRISI di Caserta”. Agli oneri successivi si prevede con legge di bilancio.

 

 Articolo 5

Dichiarazione d’urgenza

 

 1. La presente legge è dichiarata urgente, ai sensi degli articoli 43 e 45 dello Statuto della Regione Campania ed entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel bollettino ufficiale della Regione Campania.

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 13 febbraio ore 18,00

Marcianise è parte di un cortile di casa del capoluogo di Terra di Lavoro. Da sempre da quest’area sono arrivati approvvigionamenti e produzioni alimentari in un rapporto normale campagna città. Oggi Marcianise è un territorio contaminato, un pericolo svelato e conclamato ma a cui non segue alcuna risposta consequenziale. L’area dell’agro marcianisano che ospita un imponente patrimonio zootecnico fatto di allevamenti bufalini è una discarica a cielo aperto. Dal sito di Santa Veneranda  al limite dell’argine dei Regi Lagni è un continuum di cumuli di rifiuti industriali, sedimentati con la terra che li copre. Roghi continui hanno sparso diossina sulle coltivazioni di mais ed orto frutta. Alcune industrie ad alto impatto come la Vanetta e la Stoppani hanno lasciato dietro il loro fallimento depositi di scorie nocive come cromo e tannino. Le falde affioranti hanno recepito tutto il veleno delle industrie conciarie o fanghi di depurazione. Un quadro apocalittico che sorge a pochi passi dalle ultime case della periferia, il quartiere Clanio o la stessa via San Giuliano di Puzzaniello. Una situazione di cui pochi hanno contezza stretti dalle necessità del lavoro e l’ignoranza dei dati allarmanti su malattie ed inquinamento. Un discorso di denuncia tutto ancora da sviluppare, quello su Marcianise ed il suo territorio, ma a cui deve seguire l’impegno immediato delle istituzioni incalzate dai cittadini. La crisi dei rifiuti non è certo passata ma continua nelle strade urbane come nelle campagne. Per questo il circolo marcianisano de il Sito chiama a raccolta sul tema popolazione e autorità nei locali di via San Giuliano. Il presidente Pasquale Bellopede e il consigliere Carmine Posillipo con Pasquale Costagliola di Terra Nostra hanno organizzato venerdì, 13 febbraio ore 18,00 un incontro con cittadinanza e politici per fare il punto della situazione e chiedere le bonifiche. L’obiettivo è di raccogliere  come invitati bipartisan tutti gli esponenti della società civile e politica,  e confrontarsi  con  la Provincia sugli stanziamenti previsti ai fini della bonifica anche in vista della fine del commissariamento del comune. Per l’occasione sarà presente l’assessore all’ambiente dottoressa Lucia Esposito ed il consigliere provinciale marcianisano dottor Gerardo Trombetta . 

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L’aria salubre che si respira a Caserta!!!!!

ll giorno 8 febbraio 2009, vengono riaccesi i forni del cementificio Moccia dopo quasi due mesi di manutenzione.

Dalla foto in basso si può ben notare il risultato della manutenzione da ritenersi fasulla visto la nube tossica che avvolge San Clemente e Centurano 

Il monitoraggio atmosferico continua a non effettuarsi. Il Comune di Caserta con progetto della seconda Università aveva installato sul territorio cittadino un numero di centraline di rilevamento di tutte le fonti di inquinamento tra cui le polveri sottili. La centralina posizionata tre mesi or sono, nella piazzetta di San Clemente di fronte allo stabilimento di Moccia, non è mai entrata in funzione a causa del mancato allaccio Enel. L'Enel non ha provveduto all'allacciamento e alla fornitura dei contatori necessari per la funzionalità delle costosissime centraline. Questa inadempienza di cui ci informa l'amministrazione comunale non solo vanifica la realizzazione del progetto ma annulla anche la possibilità di avere un minimo di controllo che possa impedire ai trasgressori di continuare col solito andazzo, disperdendo veleni nell'aria certi che nessuno (tranne i cittadini) interverrà. Agli inizi di Settembre il nostro Comitato ha presentato richiesta all'Arpac di effettuare i monitoraggi delle polveri sottili. L'Arpac ci rispondeva di non essere attrezzata per poter fare i rilevamenti e rinviava i controlli al CRIA. Il 25 Settembre contemporaneamente al posizionamento di una stazione mobile, il CRIA ci rispondeva che non era in grado di fornire risultati perché la centralina veniva posizionata il giorno dopo che era pervenuta la nostra richiesta, e si riservava di darci riscontro. Dal 27 Settembre al 8 Ottobre vengono effettuati 12 giorni di monitoraggio di tutti gli elementi inquinanti. Tra tutti gli unici superamenti riscontrati sono le polveri sottili pm10 che superano i due parametri per ben nove giorni su dodici. Da rilevare che  essendo nel periodo quasi estivo non hanno contribuito al superamento le caldaie da riscaldamento. Il 16 gennaio i dati vengono trasmessi dalla sottoscritta al dirigente del settore ecologia del Comune di Caserta che ci informa che l'Amministrazione Comunale ha chiesto a tutti gli Enti competenti (Regione Campania, Arpac, Provincia di Caserta e Asl Ce/1) un tavolo tecnico per valutare i dati rilevati. Intanto il cementificio in assenza di centraline e di interventi degli organi demandati al controllo opera spargendo nell'aria polveri velenosi che respirano tutti i casertani. 

Giovanna Maietta

Giovanni Murgia

Comitati Cerasola-Centurano-San Clemente

 

 

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In piazza Matteotti il progetto non è stato rispettato, c’è solo cemento

Gli ingressi per disabili sono privi di ringhiere

La città soffocata dai cantieri. Il presidente di Terra Nostra, Pasquale Costagliola fa notare che dal campo trincerato di viale Douhet che fa da ingresso pezzente alla città si pone come richiamo l’altro luogo di travaglio edil costruttivo del centro, la storica piazza Matteotti. Nello spazio comunale sono sorti degli hangar che dovranno fungere da mercato coperto. Ma il progetto commissionato dalla precedente giunta Falco all’architetto Cutillo è stato completamente stravolto. Le volumetrie sono lievitate coprendo tutto l’orizzonte, sono stati ridotti tutti gli spazi verdi. Ma anche le modifiche sono state stravolte, alla fine si è cementificato tutto, eliminando anche l’equivoco di piccoli fazzoletti di verde. E non solo: avanza il degrado con un’area mercatale che si vuole aprire senza la minima sicurezza. Intorno al perimetro campeggiano pericolosi fossi, le entrate per disabili sono senza ringhiere, lo spazio è ingombro di materiali di risulta, attrezzi e macchine. All’interno del perimetro permane una pozza d’acqua permanente che potrebbe infiltrare le strutture (se non lo ha già fatto). Questo è quello che appare all’evidenza ma altro ancora potrebbe risultare a più accurati riscontri. La gente di piazza Matteotti, già prostrata dall’aggravio di traffico che si è materializzato dalla presenza di parcheggi sorti nello spazio del nuovo mercato, vede con paura questo degrado da cantiere che fa il paio con il corso Trieste e con viale Douhet. Un destino maligno per Caserta che la fa rassomigliare allo scenario di un era post atomica con aree che sembrano scampate al bombardamento.  

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I CASERTANI ATTENDONO LA RIAPERTURA DEI “CAMPETTI”

Nonostante la giornata fredda l’azione dimostrativa, di ripulire i “Campetti” antistanti la Reggia Vanvitelliana, intrapresa da Terra Nostra e il Comitato Due Sicilie è risultata positiva. La partenza è stata da piazza Dante distribuendo volantini per chiedere l’intervento dell’Amministrazione Comunale. Oltre una cinquantina hanno ripulito l’area presso la Reggia da bottiglie e lattine lasciate abbandonate nei prati e per terra. Comunque rispetto ai giorni precedenti l’immondizia trovata era di meno, forse gli appelli lanciati precedenti la manifestazione hanno dato buon frutto facendo incominciare a ripulire la zona. Le Associazioni a salvaguardia del nostro territorio resteranno vigili sull’operato del Comune per prossimi giorni.

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 Manifestazione a Caserta domenica 23 novembre 2008 alle ore  9.00, nei pressi del Palazzo Reale di Caserta in opposizione al degrado che attanaglia da troppi anni l’area circostante il gioiello vanvitelliano.

“Terra Nostra” denuncia lo stato di abbandono che si è creato nell’area antistante la Reggia di Caserta, i cosiddetti “Campetti”, luogo tanto caro ai Casertani e non solo. Sono circa 15 anni che sono iniziati questi interminabili lavori, quando finiranno? quando piazza Carlo III, una delle piazze più belle d’Italia verrà riconsegnata al Popolo?   La mobilitazione contro questo ennesimo deterioramento è un momento importante del Popolo Casertano per dimostrare la capacità di difesa del patrimonio storico e culturale del sud che è oramai un territorio violentato e Caserta né è il simbolo più alto, l’immagine di una politica di devastazione che tende a fare terra bruciata per tutto il nostro Sud. Le cave, le discariche, l’inquinamento delle coste e delle falde acquifere, le camorre e la corruzione sono un processo di vero e proprio annientamento del nostro popolo. L’obiettivo sembra quello di realizzare la desertificazione spirituale ma anche fisica dell’ area a sud del Garigliano, trasformarla in una terra di nessuno grazie alle classi dirigenti collaborazioniste locali. Dopo aver mangiato le montagne, coperto la terra con mostruosità edilizie e scaricato rifiuti ad ogni angolo questi signori della politica, degli affari e della conventicole di ogni ideologia stanno distruggendo anche l’ultimo brandello di ciò che resta del nostro passato. I monumenti sono a rischio a Caserta, sotto l’incalzare dell’affarismo di architetti trasversali, vere mosche cocchiere degli appalti pubblici. L’ambiente, la natura ed i monumenti non appartengono a nessuno in particolare, architetto o professore che sia, ma alla gente che vive in un paese e solo loro potranno salvarli. Così Piazza Carlo III è diventato l’ultimo obiettivo di un attacco micidiale alla nostra storia ed alla nostra vita, vale la pena di mobilitarci per reagire.

 Chiediamo che le autorità intervengano per sanzionare il malcostume vigente, vogliamo che i lavori finiscano in tempi normali, che si indaghi sui ritardi e si metta fine allo scempio. Chiediamo che il comune sottragga al degrado lo spazio antistante alla reggia, pulisca e controlli l’area.

 Vogliamo che piazza Carlo III sia liberata.

 

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BASTA CON LE CAVE E I CEMENTIFICI

CASERTA E LA SUA PROVINCIA HANNO DATO TANTISSIMO IN TERMINI DI ESTRAZIONE, E GIUNTO IL MOMENTO DI FERMARE QUESTO ENNESIMO TENTATIVO DI RIAPRIRE LE CAVE E I CEMENTIFICI A RIDOSSO DELL’ABITATO, CI AVETE INQUINATO ABBASTANZA, LASCIATECI RESPIRARE.  

CARI AMICI, MERCOLEDI' 23 OTTOBRE ALLE ORE DIECI PRESSO IL CENTRO DIREZIONALE DI NAPOLI ISOLA F13 SI TERRA' IL CONSIGLIO REGIONALE PER L'APPROVAZIONE DELLA LEGGE DI PROROGA ALLE ATTIVITTA' ESTRATTIVE. IL COMITATO DI QUARTIERE SI STA ORGANIZZANDO CON UN UN GRUPPO DI CITTADINI PER ESSERE PRESENTE E GARANTIRSI CHE LA LEGGE PASSI COSI' COME SIAMO RIUSCITI A FARLA MODIFICARE. VI PREGO DI DARE LA VOSTRA ADESIONE A PARTECIPARE A UN MOMENTO DI VITALE IMPORTANZA PER TUTTI I CASERTANI. PER INFORMAZIONI POTETE CHIAMARE AL NUMERO 3338619118 PER UNIRVI A NOI VERSO L' ENTE REGIONE E IL CONSIGLIO REGIONALE...CORDIALI SALUTI GIOVANNA MAIETTA (COMITATO CERASOLA-CENTURANO)

LA PARTENZA PER NAPOLI È ALLE ORE 8,45 DA VIA PASTEUR – CENTURANO – ZONA DI VIA MONTAGNA A PROSEGUIRE IN PIAZZETTA SAN GIUSEPPE – CENTURANO. 

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